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Moda, stile e fashion marketing

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Ecco le 7 regole per scegliere lo stilista.

Le 7 regole per non sbagliare stilista L’argomento è ostico e delicato, ma non ci spaventa vero? ;-)   Ecco allora tutto quello che devi sapere prima di scegliere lo stilista che disegnerà la tua collezione. Fai tesoro di questi consigli da “dietro le quinte” perché con ogni probabilità ti faranno risparmiare moltissime perdite di tempo e di denaro nelle quali invece incapperesti se scegliessi lo stilista sbagliato.   Ma per cominciare, come si fa a capire se lo stilista è sbagliato? Magari lo stilista che hai ti piace, nel senso che disegna ciò che ti piace, è esperto di tessuti e sta al passo con gli ultimi trend, magari ti è simpatico e andate d’amore e d’accordo.   Tutto bellissimo ed importante, ovvio, ma ti è mai capitato di non vendere a sufficienza capi che magari per te e il tuo stilista erano all’ultima moda ed azzeccatissimi? Ti è mai successo di inserire un colore in collezione in fretta e furia all’ultimo momento solo perché avevi scoperto che lo aveva messo anche un tuo concorrente? Ti è mai successo di bloccare l’avanzamento del campionario perché si continuava a fare e disfare senza riuscire a decidersi su un tessuto o un colore? Ti è mai successo di rimanere giorni interi fermo sull’indecisione tra una stampa o un’altra??   E cosa succede in quei momenti? La testa va in palla, si pensa di inserire una stampa o un colore in collezione, e poi l’attimo dopo si è già cambiato idea, perché “ voci di corridoio” dicono che quest’anno andrà la stampa Y e non la stampa Z….ma tu avevi già fatto l’ordine per la stampa Z! E adesso? Telefoni al fornitore e fermi tutto: devi prima verificare se le voci di corridoio sono fondate o no! Magari chiami anche il tuo collega che lavora in un’azienda in concorrenza….magari si lascerà sfuggire qualche indiscrezione e scoprirai se loro hanno messo in collezione la stampa Y o Z e forse finalmente potrai sbloccare il tuo ordine e procedere con il lavoro.   Naturalmente “pagherai” questa informazione profumatamente con un bel ritardo sull’uscita del campionario o con una corsa folle fino alle ore piccole della notte per arrivare in tempo.   Mai successo qualcosa del genere? Bene, ciò che sto per svelarti diminuirà di molto tutti questi inconvenienti e ritardi sulla tabella di marcia. Abbi fede.  Per fare in modo che le scelte di campionario siano più fluide ecco cosa devi fare:   Scegli uno stilista che sia anche esperto di marketing Scegli uno stilista che sia esperto di Branding e Brand Positioning Scegli uno stilista che sia esperto di marketing a risposta diretta Scegli uno stilista che crei la collezione attorno al marketing e non il marketing attorno alla collezione. Non scegliere uno stilista che punti tutto sulla qualità del prodotto ( la qualità è importante, ma vedrai perché è necessario mettere in primo piano altri aspetti) Non scegliere uno stilista che metta nero su bianco le tue idee, per quello non ti serve uno stilista, ma un disegnatore. Non fare tu lo stilista, fai l’imprenditore e fidati delle proposte dello stilista ( se ha le caratteristiche sopra elencate)   Ecco qui, applicando questi 7 punti, potrai testare subito se hai a che fare con uno stilista che può far decollare la tua collezione oppure no.   Certo, mi rendo conto che siano notizie un po’ contro intuitive, il trend è le tendenze sono sempre state la legge nel mondo della moda, ma parliamoci chiaro, oggi come oggi non si può più basarsi solo sul trend, tutta “la battaglia viene combattuta” sul web a colpi di marketing e, che tu ne sia consapevole o no, sono tutti lì per farti le scarpe, quindi è meglio avere uno stilista preparato a combattere per te questa battaglia, non trovi?   Uno stilista, chiamiamolo tradizionale, cosa fa? Compra riviste, va alle fiere, gira le città per vedere le ultime novità in fatto di trend, ma chi si occupa del tuo brand? Chi si occupa dell’identità del tuo marchio? Chi si occupa di creare un rapporto con la tua clientela? Queste ultime cose, sono estremamente più importanti rispetto al volume delle maglie o alla lunghezza delle gonne!   So che magari non sarai subito d’accordo con me, ma dammi tempo qualche altro post e ti spiegherò perché la penso così e perché, per il bene della tua azienda, dovresti pensarla così anche tu.   Ok, ma da cosa si riconosce quindi uno stilista orientato al marketing?? Ecco i sette indizi che ti faranno capire con che tipo di stilista hai a che fare:   Uno stilista esperto di marketing, al contrario di uno stilista tradizionale, ti chiederà com’è impostato il tuo sito, il tuo e-commerce, cosa scrivi nel tuo blog…Non penserà solo ai colori e ai tessuti, ma penserà soprattutto al tuo sito e al tuo blog. Uno stilista esperto di marketing ti chiederà qual è la tua differenziazione sul mercato, qual è nello specifico il tuo target ( donna giovane non è un target!) Ti consiglierà di impostare delle campagne di marketing a risposta diretta, nulla di spaventoso, nel settore moda pochissimi lo fanno e proprio per questo applicare questa strategia di darà veramente un “vantaggio sleale” rispetto ai tuoi concorrenti e potrai entrare molto più facilmente “ nel cuore” dei tuoi clienti. Per uno stilista orientato al marketing, il cuore della collezione non sono i trend, ma il marketing e il tuo brand. La percezione che i clienti hanno di te è tutto, uno stilista orientato al marketing farà decollare la tua collezione in modo inimmaginabile. Sceglierà i trend adatti, i modelli e i tessuti solo dopo aver lavorato sul Brand e sul brand positioning. Nell’era digitale, ahimè facciamocene una ragione, non è più la qualità che fa vendere i prodotti. E’ solo ed unicamente il marketing! Capisco che questo sia un concetto nuovo, sento già le tue lamentele “Ma come! Noi abbiamo sempre fatto così! La qualità prima di tutto!...” So che è una pillola amara da mandar giù, ma ci saranno molti altri post dove ti spiegherò per filo e per segno il perché di questa affermazione, per ora credimi sulla parola ;-) Uno stilista esecutore non ti servirà a nulla. Non solo lo stilista non dovrebbe accettare questo ruolo ( e se lo fa, saprai già che non è uno stilista orientato al marketing), ma tu non dovresti mai pretendere una cosa del genere da un qualsivoglia stilista. Mai e poi mai, entiendes? Capisco che da un certo punto di vista ti possa far piacere dare sfogo alla tua vena creativa e far realizzare allo stilista i modellini che ti vengono in mente o che qualcuno di fidatissimo ti consiglia, ma sul campo di battaglia il gusto personale non conta niente capito? Niente! La collezione va creata in base al branding, al target e al marketing, lo stilista le definirà assieme a te e poi…lascialo lavorare! Il tuo gusto non conta, mi spiace lo so lo so, son crudele J ma questa è la vera verità se vuoi vendere i tuoi capi.   Bene, ora che sai quali sono le 7 caratteristiche che servono ad uno stilista, vai e testa i tuoi stilisti. Sanno cos’è il brand positioning o come crearne uno? Sanno profilare attentamente il tuo target ( moda donna giovane non vale eh?, lo abbiamo già detto), sanno fare marketing a risposta diretta? Forse ti diranno di sì, ma dopo che avrai letto i miei prossimi articoli sull’argomento, dove ti svelerò tutti i misteri di queste “strane e nuove discipline”, nessuno ti potrà più “ingannare”! Quindi......stay tuned!   Jessica


Il compleanno di Re Giorgio

L’11 Luglio ’14 Re Giorgio compie 80 anni, quasi quaranta di onorata carriera! Da lui, più di tutti, c’è da imparare immensamente su cos’è un brand! Una vita dedicata all’eleganza ed all’affermazione, non solo di un marchio, ma di uno stile di vita. A mio parere, mai brand nella moda fu più riuscito. A lui si devono moltissime innovazioni nella moda: La giacca destrutturata: Che meraviglia le giacche morbide, in maglia, spesso senza fodera, comodissime ed elegantissime allo stesso tempo, un uomo, molto più che una donna, è sempre perfetto ed impeccabile con una giacca Armani, anche nel tempo libero. Ve lo ricordate? Vestiva Armani, of course.   Le scarpe piatte che ci fanno eleganti : Da quando ha fatto spuntare le ballerine e i sandali bassi in passerella, non è più reato essere eleganti, femminili, e rilassate. Mentre tutti sfoderano tacchi 22 e plateau di dubbio gusto, lui è sempre rimasto fedele alla classe come prima regola assoluta. Lo stimo per questo, la sua donna è raffinata, mai banale e mai volgare. Elegantissime anche con le scarpe piatte I capelli corti: Sì, si è donne e meravigliose anche con i capelli corti e senza criniera selvaggia! I capelli corti come simbolo di femminilità   I pantaloni morbidi da uomo: Che sciccheria l’uomo vestito in Armani col pantalone largo e scivolato. Certo, non è per tutti, ma chi se lo può permettere, lo osi senza indugio. Ancora oggi, dopo 40 anni, le filate uomo di Giorgio Armani ed Emporio, sono simbolo di mascolinità moderna, mai effemminata, mai oltrepassando la soglia dell’essere comodi, eleganti, ma uomini. Non si può certo dire lo stesso di altri stilisti…   La t-shirt sotto la giacca come simbolo di estrema eleganza: Un t-shirt dal taglio perfetto, una giacca e un jeans e sei impeccabile. Oggi sembra scontato ma questa chicca l’ha inventata lui. Un pantalone morbido, una giacca destrutturata e sotto: una t-shirt!   L’uso dei colori neutri come must: Il grigiolino, il begiolino, il toupe ( se vogliamo essere più tecnici), sono colori emblema dello stile Armani. Prima relegati a colori che “sbattono” oggi vengono chiamati “nuovi neutri”. In realtà stanno bene e tutte, se abbinati nel modo giusto, sono raffinati e permettono di essere eleganti con toni chiari e senza dover ricorrere al solito nero.   Ognuna di queste innovazioni, chiamiamole così, ha in realtà risposto a specifiche esigenze del vestirsi, Giorgio ne ha fatto non solo il suo simbolo di riconoscimento, ma ha saputo mixare necessità e virtù creando uno stile riconoscibile in tutto il mondo. Le foto di questo articolo sono d'archivio e appartengono a collezioni degli scorsi anni, ma se notate bene, sono abiti ancora estremamente attuali, non riconducibili ad una collezione in particolare; probabilemente, se togliete le spalline imbottite, potreste riutilizzare anche una giacca Emporio anni '80. Questo è lo stile. Restare fedele ai must è ciò che crea un forte brand: un‘identità chiara, definita, perpetuata nel tempo. Adattare lo stile con l‘evolversi del tempo è giusto, adattare i volumi, regolare le forme, è sacrosanto, ma lo stile, quello è eterno, immutevole e chi lo cambia di stagione in stagione commette un grave errore.   Re Giorgio è sulla cresta dell’onda da 40 anni seguendo questo principio….io mi fiderei ;-)   Auguri Giorgio!  


Moda e cappelli al Voghera country festival 2014

Che ti piaccia o no, il country è parte integrante della mia vita e mi piace parlarne e renderti partecipe di ciò che accade nelle manifestazioni più importanti. Un po’ perché così ti farai quattro risate (se non sei dell’ambiente) perché sembriamo tutti vestiti da carnevale anche se per noi è proprio uno stile di vita, e un po’ prendo sempre spunto per raccontare un po’ di cose in chiave di marketing, che non fa mai male. Quello che si è appena concluso è il Voghera Country Festival che si tiene probabilmente nell’unico vero ranch in totale stile americano che c’è in Italia: il Cowboy Guest Ranch in quel di Voghera. L’appuntamento annuale più international che c’è, perché vengono un po’ da tutta Europa:Francia (i coreografi più figherrimi del momento vengono da lì), Germania, Spagna… e dove si può respirare il country per tre lunghi giorni dal mattino fino a notte fonda, gustarsi un concerto di un cantante country americano doc, ritrovare gli amici sparsi un po’ in tutta Italia e naturalmente ballare ballare ballare ballare! Ahhhh…che meraviglia il Voghera country festival! Il bello del festival è senza dubbio l’atmosfera che si respira solo in eventi di questo calibro e chi si occupa di moda e fa un bell’abbigliamento per “donna giovane” dovrebbe prendere qualche spunto. Ok, è una bella storia, mi dirai, ma io faccio moda per donne giovani e alla moda, cosa cavolo c’entrano le tamarrate country? Uuhhh, c’entra eccome. Perché gli incassi che i rivenditori di magliette, stivali, jeans, accessori, e tutto ciò che è country, in questi eventi sfiorano cifre da capogiro! Non c’è nessuno, o meglio, nessun ballerino, che se ne va dal salone del cavallo o dal festival di Voghera senza essersi comprato uno stivale tamarro,una cintura nuova, un cappello rigorosamente marchio “Tacchino”. Senza cappello non è country! Bello bello ma, di nuovo, cosa cavolo c’entra questa storia con la mia azienda? E qui casca l’asino. In realtà, quello che accade al salone del cavallo, così come in moltissime altre manifestazioni di settori specifici, è qualcosa che tutti conoscono, ma che nessuno valuta col giusto approccio: si chiama TARGET! Il target dovrebbe essere una religione per la tua attività! Qualcosa a cui essere devoto come la madonnina di Lourdes! “Oh, ma il mio target è la donna giovane” Bene, se il tuo target è la donna giovane allora faresti più soldini se vendessi roba tamarra ai ballerini country! Garantito al limone! Se il tuo target è la donna giovane, allora non hai un target e sicuramente hai anche un problema: se vuoi vendere a tutti ( donne dai 18 ai 50 anni) probabilmente stai vendendo a pochissime donne rispettto al tuo potenziale. Capisco che non si chiaro come ragionamento, per lo meno nel principio, ma se il signor Tacchino ( mi perdoni se lo prendo sempre come esempio ma calza sempre a pennello) è diventato da cappellaio che faceva cappelli di ogni tipo, un cappellaio che fa SOLO cappelli country e ne vende in quantità davvero ingente al target giusto, allora tu dovresti fare lo stesso! Qualche cappello? Pensaci, non siamo più negli anni ’40 dove tutti giravano con il cappello, uomini e donne, chi si mette cappelli oggi?? Due gatti in croce direi. Eppure nel mondo country TUTTI portano il cappello! Cappello tanto tanto figo nel country! Se tu non ha cappello, tu non sei country! E voilà, ecco trovata una nicchia fantastica per vendere un certo tipo di cappelli e solo quelli! Così, se tu fai moda donna giovane, io vedo il tuo lavoro a rischio come il mestiere di modista, che la mia nonnina faceva con tanto amore e dedizione degli anni ‘40/’50 ma che è completamente sparito oggi a meno di non lavorare per la Regina Elisabetta d’Inghilterra. Quindi rivedi il tuo target e magari da oggi guarderai il country con occhio diverso ;-)   Keep it country!   Cowboys' Guest Ranch Il ballo è la nostra passione La moda al Voghera country festival Fa caldo, al guest ranch! Il ballo è la nostra passione La moda al Voghera country festival Un autentico ranch La moda al Voghera country festival Cowboys' guest ranch


Pitti Uomo 86 e i Boss mafiosi di Panama

Mi piace sempre commentare le edizioni del Pitti Uomo perché, obiettivamente, se ne vedono sempre delle belle. Essendo la prima, e sicuramente resterò l’unica, stilista che sostiene che la creatività non paga, Pitti mi dà sempre occasione di ribadire questo importantissimo concetto.   A Pitti si va per farsi vedere, un po’ come fare le vasche in centro il sabato pomeriggio, per intenderci, ma in tanti anni che frequento Pitti, non ho mai visto azioni di marketing sensate, pensate o calibrate. Un putpourri di sfarzo, colori, eventi, mondanità che dà alla testa. Pitti è bello, non c’è che dire, l’atmosfera è frizzante, la gente è agghindata come se non ci fosse un domani e partecipano a mega party per tutta la settimana. Tutti con uno sguardo che va sempre oltre di te, quello sguardo che dice “ Sono impegnatissimo ma non so a fare cosa” Perdonate la mia analisi della cosa, io amo molto questo contesto, è sempre molto divertente vedere queste scenette e da stilista non posso non amarne il fervore, ma da marketer ( se si può dir così) so che non contano un bel nulla a conti fatti per le aziende.   La moda ha una brutta piega, a mio dire, ed è quella del tutto per tutti o della creatività smisurata. Ho sposato entrambe le teorie per anni, davvero tanti, quindi posso dire con certezza che non funzionano, non rendono forte un marchio, non lo distinguono, e fanno perdere tanto, tantissimo tempo. Certo, la creatività è divertente, ma non vende. E se vende è è perchè dietro c’è anche altro, garantito. E’ buffo notare che quasi sempre sono gli uomini che popolano la manifestazione a farla da padrone con i look più creativi; quest’anno in grande auge il look da boss mafioso di Panama :-D Quindi una panoramica di chi ha popolato la manifestazione voglio darvela, così, per farvi divertire un po’ e per prendere l’occasione per darvi appuntamento al prossimo post che svelerà una volta per tutte perché fare lo stilista non è un mestiere per creativi. Se non vuoi perdertelo, iscriviti qui alle news e stay tuned!   Le immagini sono tratte dal sito pittimmagine.com e ed appartengono ai legittimi proprietari


La vera storia sull’inutilità del trend

La verità sull'inutilità del trend E’ appena calato il sipario sul Pitti Uomo 85  (edizione a cui quest’anno non ho presenziato) e impazza la settimana della moda uomo e,dopo aver letto alcune recensioni sul tema, mi sorgono spontanee le riflessioni che qui seguono. Partiamo dal principio. Nella fase di ideazione di una collezione è buon uso e costume, prima di accingersi ai disegni, realizzare i tableau di tendenza, in modo da non brancolare nel buio ed avere una linea guida su ciò che ci si accinge a fare. La cosa, detta così, pare anche avere un senso, ma in realtà non ne ha, ed ecco perché. Il tableau di tendenza non dovrebbe essere fatto di stagione in stagione sull’onda dell’entusiasmo della moda del momento, il tableau di tendenza dovrebbe essere fatto nel momento in cui si fonda l’azienda (o si crea il marchio) sulla base di un buon, se non ottimo, marketing condito di un favoloso branding, scelta del target di riferimento e un bel posizionamento. Lo so che sto parlando arabo, ma abbi fede e pian piano capirai di cosa parlo. Il tableau di tendenza non serve ad una cippa se parla di sport chic, di classico moderno, di tendenza rivisitata o qualunque altro accoppiamento di parole fantasioso chic possa venirvi in mente per definire un trend! E pensare che per trovare questo potpourri di paroline accoppiate assieme, in fase di studio di una collezione, ci si sta giorni interi! Ve lo giuro! Ora, cari i miei stilistoni, rilassatevi perché vi svelo un segretone: Il tableau, e soprattutto l’accoppiata vincente degli aggettivi da gay per definirlo, non servono a niente! Niente di niente! Confermo e sottoscrivo! Un po’ mi dispiace anche, perché è la fase più divertente di tutte, la fase trallallà dove cerchi le foto fighe, i pezzettini da appiccicarci sopra, i ricamini, insomma, se sei uno stilista sai di che parlo, è il top della fase creativa. Ecco appunto perché è inutile: perché è creativo, ma soprattutto è creativo senza avere un senso, senza avere la linea guida del branding! Molto divertente quindi, ma inutile. So che quando vai in azienda e presenti il tuo collage delle meraviglie, il titolare impazzisce, ma poverello, nemmeno lui sa che è inutile e sarebbe buona cosa che tu lo mettessi al corrente dei fatti. Ora, cosa c’entrano i tableu di tendenza col Pitti Uomo e le sfilate? Beh, se ti fai un giro su un po’ di siti fashion o se anche solo ti sei visto un servizio flash al Tg5, ciò che emerge sono sempre questi aggettivi accozzati assieme che semplicemente non voglion dir nulla.  I giornalisti descrivono le collezioni, sotto spunto dato dagli stilisti, of course, usando parole tutte in netta contrapposizione l’una con l’altra al solo scopo di non affermare niente e di accontentare tutti. Gli stilisti riferiscono ai giornalisti e i giornalisti a voi, quali sono stati i trip mentali che si sono fatti quest’anno sui trend! Qualche esempio? Eccoli: Il classico che guarda al futuro. Loro credono che:  Abbiamo fatto una bellissima collezione classica, per tutti, per giovani e non, ma moderna, affascinante, se compri qualcosa da noi andrà di moda sempre e sarà un pezzo classico ed intramontabile. Ciò che in realtà è:  Abbiamo fatto una collezione classica, che vuol dire lessa, perché non avevamo idee, anzi le avevamo, ma avevamo anche paura che non ti piacessero e di non venderle, così siamo andati sul sicuro. Collezione lessa, un po’ da zio, ma abbiamo arrotolato i pantaloni alla caviglia e abbiamo messo il mocassino senza calze così forse crederai che siamo moderni ma in verità vogliamo solo fare roba per tutti.   Tradizione rivisitata moderna: Davvero notate differenza rispetto alla descrizione precedente? Beati voi che avete fantasia, in realtà non c’è differenza; parole diverse per descrivere un brand lesso come quello di prima, in genere accompagnato da un sacco di spolverini e di trench lasciati aperti e svolazzanti invece che arrotolare il pantalone e mettere il mocassino. Non cambia nulla. Ah si! Quest’anno i modelli hanno il barbone lungo e incolto. Anatomia di un eclettico globetrotter Loro credono che: Un uomo che ama sentirsi a casa in qualsiasi parte del mondo, ma si muove perfettamente in sincrono con i ritmi della City. Il suo è un guardaroba che mixa capi d’ispirazione motorcycle, workwear o l'abbigliamento tecnico da montagna ai classici del menswear, il tutto declinato all’insegna del multitasking. ( -cit-copiato e incollato da un altro sito, vi avverto) Ciò che in realtà è:  Abbigliamento da vacanza ma anche da città, da montagna, da moto, da lavoro, classico ma moderno, per belli e per brutti, alti e bassi, vecchi e giovani, contadini e banchieri, tutto e niente. Così facendo speriamo di soddisfare tutti e in dò cojo cojo, Qualcuno, in mezzo al minestrone, apprezzerà!   50 sfumature di tailoring  Loro credono che:   Recupero di una sartorialità più strutturata, unito ad una consapevolezza estrema nel combinare gusto classico e cenni di anticonformismo ben dosati (-cit- incollo sempre dallo stesso sito) Ciò che in realtà è: Sto libro ha venduto miliardi, chiamiamola così sta collezione che magari ci va bene! Così gli uomini che si mettono i nostri completi penseranno di essere un po’ depravati come quello del libro e le donne apprezzano! Quindi facciamo la solita collezione chiamandola così e vedrai che figata! Crederanno tutti che siamo avanti!   abbiamo arrotolato i pantaloni alla caviglia e sfoggiato la barba lunga Credo che basti. A parte la forte dose di fantasia (inutile per altro) mi vien solo da dire: ma state bene??? Ma con chi state parlando? Chi è che metterà quei vestiti e perché? Che anima e spirito ha il vostro brand? E non solo per una stagione e poi la prossima cambia tutto, io voglio sapere chi siete e perché mi devo vestire da voi in ogni momento, voglio sapere come mi sentirò quando sarò vestita da capo a piedi dal vostro brand, dai non potete prendermi in giro così, non potete lavorare davvero così! Non siete stufi di rifare tutto da zero ogni santa stagione? Non siete stufi di trovare idee creative come se piovesse ogni santo momento per poi rifare tutto da capo l’attimo dopo? Non siete stufi di lavorare così? Io ero stufa e per questo ho creato un nuovo modo di lavorare, di creare e pensare le collezioni, ho creato un nuovo modo per fare stile e non per inventarsi nomi buffi per i trend o ricerche affannate dell’ultimo colore di tendenza. Io non voglio accontentare tutti, io creo per accontentare una fascia di clienti ben specifica, voglio che il trend sia inequivocabile e perpetuo, questo è il vero segreto della moda del futuro e se tu, come designer o come imprenditore, carpirai questo segreto, potrai prosperare serenamente, accontentando i tuoi clienti e senza sbatterti come un pazzo per creare le collezioni. Non è utopia! E’ realtà. E io la metto in atto. Presto vi svelerò come si riconosce un brand ben strutturato….magari vi tornerà utile in fase di elaborazione della prossima collezione. Stay tuned!


La moda è morta: ecco perchè non è più possibile lavorare nel fashion come si faceva 10 anni fa.

Dieci anni fa era tutta un'altra storia. Dieci anni fa non c'era la crisi, non c'era Zalando e Saldiprivati, non c'era Abercrombie, non c’erano Facebook  e Pinterest, dieci anni fa si lavorava alla “vecchia maniera”, dieci anni fa si lavorava tanto e si lavorava tutti. Oggi no. Punto. Oggi avere un prodotto di qualità non solo non è rilevante, ma è inutile. Oggi conoscere le lavorazioni, i tessuti, i filati, stare nei prezzi, avere un buon stilista e chi ne ha ne metta, non conta niente! Nessuna di queste cose ti farà vendere di più. Nada de nada. Oggi le regole sono cambiate. Ma non cambiate un po', cambiate del tutto, dalla A alla Z e se come azienda o come consulente stilistico non ti sei adattato, sei fuori dai giochi. Adios. Ora, il problema numero uno è che servono certe caratteristiche per stare nei giochi. Caratteristica numero uno è ammettere: Ammettere e rendersi conto che le regole sono cambiate, e non è cosa che tutti vogliono fare perchè tanto prima o poi questa crisi passerà, dicono.... Caratteristica numero due è aver voglia e umiltà: Voglia e umiltà per riorganizzare completamente il tuo modo di gestire e di intendere il lavoro e farlo dopo che magari hai alle spalle millenni di onorata carriera, non è cosa che fa per tutti. Caratteristica numero tre sapere: Sapere quali sono le nuove regole del mercato e come fare per padroneggiarlo. Caratteristica numero quattro accettare: Una volta sapute quali sono le nuove regole, sei in grado di accettarle e di tirarti su le maniche per ricominciare, anziché perderti nel loop del “ma noi abbiamo sempre fatto così”? Tu hai queste caratteristiche? Se non le hai sei fuori dai giochi, sia come azienda che come professionista, e non perchè lo dico io, ma perchè lo dice il mondo, lo dice il mercato. Lavorare alla vecchia maniera non esiste più, certo c'è ancora qualcuno che lo fa, ma non potrà farlo ancora per molto, oppure, nel caso specifico, può permettersi di farlo perchè ha altri strumenti dalla sua parte (strumenti che non andrò a specificare ora, magari in un prossimo post)   Dieci anni fa erano moltissimi i professionisti che conoscevo e che lavoravano a pieno ritmo come consulenti stile e gestivano gli incarichi di diverse aziende nel campo moda. Piccole aziende, piccoli marchi, non sto parlando di griffe affermate, ma di tutti quei maglifici e PMI che spopolano, ad esempio, nella zona di Carpi, frenetico polo della moda italiana. Oggi nessuno di loro lavora più. Il motivo è molto semplice, le aziende di moda hanno sempre pensato che fosse lo stilista a fare la differenza, pensavano che se il prodotto fosse stato buono, se avesse incontrato il gusto di tantissima gente, allora lo avrebbero venduto senza problemi. In realtà si vendeva perchè il mercato era ancora in crescita e, con pochi accorgimenti, si poteva vendere di tutto, non perchè il prodotto era figo e lo stilista azzeccato, ma perché a quei tempi c’era ancora posto per (quasi) tutti. Nel momento in cui il mercato è cambiato, il mondo è cambiato, la tecnologia è cambiata, l'unico appiglio di queste aziende era cambiare stilista alla velocità con cui si cambia il colore dello smalto alle unghie quando non si sa cosa fare. Peccato che nel 90% dei casi il problema non fosse lo stilista! Lo stilista, poverello, magari è anche bravino, magari ha frequentato una fighissima scuola di design, conosce i tessuti e i materiali e disegna modelli all’ultimo grido, magari fa lo stilista da 100 anni e sa tutto di tutto, ma quello che non sa, e che non sa nemmeno l’imprenditore, è che tutto questo senza una solida, solidissima, azzeccata base di marketing che tenga in piedi l’azienda, non c’è nulla da fare. Ora, lo so che non mi credi, ma ho le prove. Ti faccio un esempio noto, mai sentito parlare di Desigual? Marchio spagnolo che negli ultimi anni ha avuto un exploit incredibile.  E non è per parlar male, ma siete mai entrati in un negozio Desigual? Dio ci salvi! Lo stile che hanno a parer mio è terrificante! Un’accozzaglia di scampoli fantasia cuciti assieme! Ma non è questo il punto, il punto è che, con uno stile orrendo ma pazzescamente definito e diverso da tutti gli altri, vendono tantissimo e sono percepiti come un grandissimo marchio (che non è!) So che probabilmente come imprenditore, ma anche come stilista, le tue preoccupazioni maggiori sono sempre state: Che tessuto metto questa stagione in collezione? E se sbaglio il giusto tessuto? E che colori faccio? E se non centro il colore di tendenza?? Mi dispiace dirtelo ma Desigual, e non è il solo brand, fa quella cippa che gli pare, fa un mix di colori, tessuti e chi ne ha più ne metta che nemmeno Sbirulino andava in giro conciato così, non segue tendenze colore e nemmeno tessuti, eppure vende abiti a pacchi! Come la mettiamo? Io direi che forse il bandolo della matassa è un altro e cioè che il tessuto che scegli e il colore che fai non contano un bel cappero di niente, e lo so che magari hai speso una fortuna in quaderni di tendenza che ti dicessero qual era il colore top della stagione, ma la verità è che avresti dovuto investire quei soldi in marketing o in uno stilista che sapesse fare entrambe le cose = stile+ marketing, come faccio io, piuttosto che in un bel quadernetto di tendenza creativo. “Eh ma loro hanno i soldi per investire in marketing, noi no!” e invece qui ti sbagli, perché è proprio perché la tua azienda è piccola che devi focalizzarti ancor meglio sul marketing ed affilarlo come il miglior raggio laser! (Ne parlerò ancora in seguito…continua a seguirmi!)  Quindi, che tu sia un imprenditore o che tu sia uno stilista o un creativo, la brutta notizia è che la creatività non vende, ciò che vende si chiama piano marketing! Se sei un imprenditore o uno stilista e vuoi saperne di più clicca qui!


Tuxedo sport

Una splendida tedenza dell'estate, quella delle t-shirt fake ( cioè false) che prendono in giro un po' i grandi marchi e un po' noi stesse. Qui ne ho messa una "vera e una finta" che potrete abbinare in chiave sera con una giacca tuxedo, bianca o nera, (davvero ultimo grido!) e con dei tacchi resi ancor più aggressivi dalle mille borchie; oppure con delle sneakers se volete sfoggiarle di giorno in modo informale ed ironico. Notate che vi basterebbe portare con voi il cambio di scarpe per passare "miracolosamente" da un look giorno sportivo, ad un look sera aggessivo!  Provatelo, sfoderate le vostre t-shirt "tarocche" che quest'anno non fanno poverella, ma bensì tendenza, e ditemi come le avete abbinate!  


Summer sorbet

  Su su su, un po' di animo e buttatevi sui sorbetti! Vestirsi di colori sorbetto in estate a me fa una gran gola. Rosino, azzurrino, verdino….io me li metterei tutti! Ma non tutti assieme! Il mix è sempre un’operazione rischio, quindi tenete a mente la regola base, non fate un frullato di colori ma mettetene uno per volta. ………………certo che la tentazione in questo caso è forte. Io metterei la t-shirt verde acqua con un pantalone rosa cipria….ma poi non lo faccio. Non lo faccio perché mi mancherebbe solo un fiocco in testa e mi potrebbero scambiare per un uovo di Pasqua. Però mi piacerebbe  :-)  tanto. Tantissimo. Ma ci vuole autocontrollo. Quindi non fatelo nemmeno voi, mettete un pastellino per volta, non solo per scongiurare l’effetto uovo di Pasqua, ma anche per evitare l’effetto bamboletta. I colori sorbetto portano con sé questo grosso rischio, ci fanno sembrare un po’ bamboline anni ’50 e io, che già sembro Rossella O’Hara di mio, non voglio aggravare oltre la situazione. Però metteteveli i colori sorbetto, perché sono bellissimi, danno luce al viso e fanno allegria oltre che estate senza mezze misure. Mettete un pantalone bianco immacolato e abbinate ciò che volete purchè sia color pastello. Gli accessori in colori sgargianti sono splendidi quest’anno e potrete abbinare una borsa o un paio di scarpe colorate a quasi tutto, a patto che il tutto sia in un monocolore. Dovrò regalarvi una guida, uno di questi giorni, ben dettagliata su come e quando abbinare i colori e quali; a proposito, avete già scaricato la guida gratuita “ Le 22 immutabili leggi del buon gusto e del buon senso?” se non lo avete ancora fatto potete scaricarla subito subito cliccando qui, e poi non mancate di raccontarmi cosa ne pensate! Enjoy!


Ecco perché dovete evitare i saldi.

Odio i saldi. Li odio. Punto. Per moltissimi motivi. So che non vi aspettare niente del genere, né in un blog di moda, né in tempi di crisi, ma ciò non cambia il mio pensiero. Odio entrare in un negozio e trovare l'ammasso di vestiti buttati lì senza un filo logico che non sia la fascia di sconto. Odio che i capi siano ammassati sulle grucce tutti stipati da non riuscire nemmeno a vederli. Odio che le commesse mi rispondano con un "E’ tutto esposto” e mi liquidino senza degnarmi di uno sguardo, tanto lo sconto giustifica la mancanza del servizio ( e invece no!) Odio le file nei camerini! ( siete pazzi? In certi negozi, soprattutto nelle grandi città, ho visto addirittura la fila x entrare! È nessuno pensa al fatto che stare in fila due ore vi ha già mangiato lo sconto che vi fanno?.....) Conosco ragazze che vanno da Zara la settimana prima dei saldi per provarsi la roba e tornare poi la settimana dopo per andare dritte a colpo sicuro e saltare la fila al camerino….cosa vi devo dire? Patetico, non so come altro descriverlo. Non sono e non sarò mai disposta a fare file fuori o dentro ai negozi per comprare qualsivoglia cosa, magari in mutande come è successo quest'anno davanti ad un noto negozio di Milano solo perchè ai primi 100 che si presentavano in mutande regalavano un po' di vestiti! Siete pazzi ammettetelo. Non trovo altra spiegazione logica e plausibile. Queste cose la dicono lunga sul fatto che la dignità personale sia meno importante che risparmiare 50 €, e francamente fa riflettere.... Odio stare a cercare la taglia giusta nei mucchi di roba e, puntualmente, va a finire che mi dirigo nel reparto " new collection" dove tutto è esposto con dignità, con armonia di colori, dove la commessa ti serve con gentilezza. Odio le rimanenze di magazzino che cercano di farti passare come occasioni mentre sono solo ciofeche. Odio la mancanza di taglie e il mio cervello che mi dice "ma si dai, costa poco prendilo lo stesso" e invece non è affatto lo stesso, perché da fondo di magazzino si trasforma puntualmente in fondo del mio armadio perché onestamente le cose belle, quelle che si vendono e che poi si mettono, ai saldi non ci arrivano; nel reparto saldi restano le ciofeche, gli azzardi di collezione, quei pezzi che non hanno riscosso poi tutto quel successo, ed un motivo ci sarà! ( alzi la mano a chi non è successo, siate oneste!) Quindi no, se possibile non compro ai saldi, anche se è capitato, certo, e nemmeno voi dovreste farlo. Ora, lo so che vi state già ribellando e avrete già trovato nella vostra testolina mille miliardi di ragioni per cui invece il saldo è il massimo e vi staranno venendo alla mente tutti gli affari d’oro che avete fatto in anni e anni di corsa ai saldi. Ma valutate l’idea, non fatevi assalire dall’impulso compulsivo dell’acquisto ad ogni costo. Comprate un capo in meno, ma sceglietelo con calma, a servizio pieno, gentilezza piena, coscienza piena. Se lo comprate ai saldi la probabilità che quel capo diventi un fondo di magazzino è moooolto alta, non scontata, ma comunque alta, e io vi sconsiglio di agire così. Quando vi regalate qualcosa, fatelo con relax, non con la foga dell'accaparrarvi l'occasione della vita! Non lo sarà, e comunque non mi dà la stessa soddisfazione. So che non sarete d'accordo, ma via...almeno rifletteteci, parliamone. Dite la vostra e io vi spiegherò meglio le ragioni di questo post.      


Come in Texas al Voghera Country Festival

Come ogni anno il Voghera Country Festival è un tuffo nell’America del Texas, ci si dimentica di essere in provincia di Pavia e sogniamo di essere nelle praterie americane, quello vere, quelle originali. E’ un tuffo nella tradizione, nel sapore della musica , nell’ America più patriottica. L’America che amiamo noi non è quella di New York o delle nuove tecnologie, quella che amiamo noi è quella dei cavalli, di Nashville, della line dance, al ritmo dei violini delle ballate country. Il Voghera country festival non ha nulla da invidiare all’America del Texas. Quest’anno sono stata spesso in dubbio se andare o no, ma non mi pento affatto di aver vissuto nuovamente una giornata dal sapore Texano, perché quando si entra nell’arena del Guest Ranch tutto il resto del mondo ne rimane fuori, io vengo letteralmente sopraffatta dalla magia di questi luoghi e dalla gente che li anima; quando vedo migliaia di cappelli che di muovono all’unisono, quando vedo stivali dappertutto , quando la musica riempie il cuore e le orecchie…beh io dimentico tutto e ricordo solo quanto amo questo mondo parallelo! La moda nel country, non è cosa per cuori teneri, la moda qui impone tamarraggine, spergiudicatezza e carattere! La moda, nel country è per chi vuole far davvero vedere che c’è, che è sintonizzato con questo mondo e  non è roba per timidi. A  me piace per questo, niente mode passeggere ma solo stile Americano come il buon senso vuole che sia! Ancora una volta è difficile spiegare la magia di questo mondo se non se ne fa parte, perché quando ti rapisce non ti lascia più e ti ingloba in tanti eventi e manifestazioni a cui poi, ogni anno, è impossibile mancare, perché ognuna ha la sua particolarità, ognuna ti fa sorridere e sognare in modo diverso, come il Voghera Country Festival, che ogni anno ci riunisce tutti sudati e con la pressione ai minimi storici a sorbirci un caldo infernale che rimane impresso nella memoria e nelle cellule per secoli a venire (…ma quest’anno abbiamo avuto un po’ di clemenza  :-)), a fare gare di ballo in gruppi sempre più numerosi, sempre più catalanizzati e sempre più carichi, a fare gli stage con i coreografi importanti, quelli fighi, a vedere il concerto dell’artista dell’anno, perché qui da noi di cantanti Country non ne passano tanti e non ci perdiamo certo l’occasione! E poi gli sguardi, gli abbracci, gli “ Eh ma ci sei anche tu! Che bello!”, i sorrisi, le minigonne storiche ( che abbondano in questa stagione) e i gavettoni ( che ci piacerebbero tanto; magari l’anno prossimo porto il super liquidator….!!) ,i “Hei ma che ballo ci ballano su questa canzone??”, i “ I catalani sono tutti uguali…”,i “ io voglio ballare i tusteppe”…. …ma davvero non vi è ancora venuta voglia di provare un po’ di country??? …Siete dei pazzi! Io lo dico sempre….


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