Coffee Fashion Blog

Moda, stile e fashion marketing

Per addetti ai lavori

La moda è morta: ecco perchè non è più possibile lavorare nel fashion come si faceva 10 anni fa.

Dieci anni fa era tutta un'altra storia. Dieci anni fa non c'era la crisi, non c'era Zalando e Saldiprivati, non c'era Abercrombie, non c’erano Facebook  e Pinterest, dieci anni fa si lavorava alla “vecchia maniera”, dieci anni fa si lavorava tanto e si lavorava tutti. Oggi no. Punto. Oggi avere un prodotto di qualità non solo non è rilevante, ma è inutile. Oggi conoscere le lavorazioni, i tessuti, i filati, stare nei prezzi, avere un buon stilista e chi ne ha ne metta, non conta niente! Nessuna di queste cose ti farà vendere di più. Nada de nada. Oggi le regole sono cambiate. Ma non cambiate un po', cambiate del tutto, dalla A alla Z e se come azienda o come consulente stilistico non ti sei adattato, sei fuori dai giochi. Adios. Ora, il problema numero uno è che servono certe caratteristiche per stare nei giochi. Caratteristica numero uno è ammettere: Ammettere e rendersi conto che le regole sono cambiate, e non è cosa che tutti vogliono fare perchè tanto prima o poi questa crisi passerà, dicono.... Caratteristica numero due è aver voglia e umiltà: Voglia e umiltà per riorganizzare completamente il tuo modo di gestire e di intendere il lavoro e farlo dopo che magari hai alle spalle millenni di onorata carriera, non è cosa che fa per tutti. Caratteristica numero tre sapere: Sapere quali sono le nuove regole del mercato e come fare per padroneggiarlo. Caratteristica numero quattro accettare: Una volta sapute quali sono le nuove regole, sei in grado di accettarle e di tirarti su le maniche per ricominciare, anziché perderti nel loop del “ma noi abbiamo sempre fatto così”? Tu hai queste caratteristiche? Se non le hai sei fuori dai giochi, sia come azienda che come professionista, e non perchè lo dico io, ma perchè lo dice il mondo, lo dice il mercato. Lavorare alla vecchia maniera non esiste più, certo c'è ancora qualcuno che lo fa, ma non potrà farlo ancora per molto, oppure, nel caso specifico, può permettersi di farlo perchè ha altri strumenti dalla sua parte (strumenti che non andrò a specificare ora, magari in un prossimo post)   Dieci anni fa erano moltissimi i professionisti che conoscevo e che lavoravano a pieno ritmo come consulenti stile e gestivano gli incarichi di diverse aziende nel campo moda. Piccole aziende, piccoli marchi, non sto parlando di griffe affermate, ma di tutti quei maglifici e PMI che spopolano, ad esempio, nella zona di Carpi, frenetico polo della moda italiana. Oggi nessuno di loro lavora più. Il motivo è molto semplice, le aziende di moda hanno sempre pensato che fosse lo stilista a fare la differenza, pensavano che se il prodotto fosse stato buono, se avesse incontrato il gusto di tantissima gente, allora lo avrebbero venduto senza problemi. In realtà si vendeva perchè il mercato era ancora in crescita e, con pochi accorgimenti, si poteva vendere di tutto, non perchè il prodotto era figo e lo stilista azzeccato, ma perché a quei tempi c’era ancora posto per (quasi) tutti. Nel momento in cui il mercato è cambiato, il mondo è cambiato, la tecnologia è cambiata, l'unico appiglio di queste aziende era cambiare stilista alla velocità con cui si cambia il colore dello smalto alle unghie quando non si sa cosa fare. Peccato che nel 90% dei casi il problema non fosse lo stilista! Lo stilista, poverello, magari è anche bravino, magari ha frequentato una fighissima scuola di design, conosce i tessuti e i materiali e disegna modelli all’ultimo grido, magari fa lo stilista da 100 anni e sa tutto di tutto, ma quello che non sa, e che non sa nemmeno l’imprenditore, è che tutto questo senza una solida, solidissima, azzeccata base di marketing che tenga in piedi l’azienda, non c’è nulla da fare. Ora, lo so che non mi credi, ma ho le prove. Ti faccio un esempio noto, mai sentito parlare di Desigual? Marchio spagnolo che negli ultimi anni ha avuto un exploit incredibile.  E non è per parlar male, ma siete mai entrati in un negozio Desigual? Dio ci salvi! Lo stile che hanno a parer mio è terrificante! Un’accozzaglia di scampoli fantasia cuciti assieme! Ma non è questo il punto, il punto è che, con uno stile orrendo ma pazzescamente definito e diverso da tutti gli altri, vendono tantissimo e sono percepiti come un grandissimo marchio (che non è!) So che probabilmente come imprenditore, ma anche come stilista, le tue preoccupazioni maggiori sono sempre state: Che tessuto metto questa stagione in collezione? E se sbaglio il giusto tessuto? E che colori faccio? E se non centro il colore di tendenza?? Mi dispiace dirtelo ma Desigual, e non è il solo brand, fa quella cippa che gli pare, fa un mix di colori, tessuti e chi ne ha più ne metta che nemmeno Sbirulino andava in giro conciato così, non segue tendenze colore e nemmeno tessuti, eppure vende abiti a pacchi! Come la mettiamo? Io direi che forse il bandolo della matassa è un altro e cioè che il tessuto che scegli e il colore che fai non contano un bel cappero di niente, e lo so che magari hai speso una fortuna in quaderni di tendenza che ti dicessero qual era il colore top della stagione, ma la verità è che avresti dovuto investire quei soldi in marketing o in uno stilista che sapesse fare entrambe le cose = stile+ marketing, come faccio io, piuttosto che in un bel quadernetto di tendenza creativo. “Eh ma loro hanno i soldi per investire in marketing, noi no!” e invece qui ti sbagli, perché è proprio perché la tua azienda è piccola che devi focalizzarti ancor meglio sul marketing ed affilarlo come il miglior raggio laser! (Ne parlerò ancora in seguito…continua a seguirmi!)  Quindi, che tu sia un imprenditore o che tu sia uno stilista o un creativo, la brutta notizia è che la creatività non vende, ciò che vende si chiama piano marketing! Se sei un imprenditore o uno stilista e vuoi saperne di più clicca qui!


Pitti Uomo 84

Il solleone splende alto e rovente su Firenze, culla del rinascimento, mentre all’ombra del Brunelleschi la città si anima per l’84esima edizione del Pitti Uomo. Sono in smania, lo ammetto, perché è molto che non partecipo, e ho voglia di buttarmi di nuovo a capofitto in questo mondo di matti. Il Pitti è, per antonomasia, una delle rassegne dove ci sono più vip, si sfoggiano più look, si gozzoviglia in ogni dove, e per questo è una delle occasioni che amo di più! Certo, si va per lavorare, vedere le novità, l’abbigliamento, gli accessori, ma soprattutto si va a Pitti per ritrovarsi, per fare PR, per mettersi in mostra, per guardarsi attorno e studiare i look più bizzarri, per chiaccherare, per fare aperitivi in ogni angolo della città, per partecipare alle feste. Si va a Pitti per la dolce vita che avvolge Firenze nei giorni della sua durata. E Firenze non ci delude mai. I fiorentini sono popolo dall’animo caldo e festaiolo, partecipano alle feste più lussuose e contese della stagione, come se fosse la più grande delle banalità, cenano sull’Arno in ristoranti da capogiro, vanno alle feste ai club dei canottieri…..tutto come se nulla fosse, come se fosse sempre tempo di Pitti. Per noi che invece andiamo a Pitti due volte l’anno, oppure quattro se ci piace anche il Pitti Filati, e siamo del settore, questo è un ambiente magico, un concentrato di lusso, tendenza e feste, una spremuta di arte, moda, passione e stupore. Amo stupirmi davanti agli allestimenti più particolari, belli o brutti che siano, amo ridere tra me e me per le persone agghindate come se fossero al circo, amo il lusso e la classe dei padiglioni dedicati ai marchi classici e lussuosi, amo gli angoli allestiti come se fossimo ad una mostra d’arte, amo la musica a palla negli stand underground, amo la forza che mettono i marchi nell’intento di stupire e catturare l’attenzione, amo le loro creazioni mostrate con orgoglio dopo una stagione di duro, durissimo, lavoro, di fai, disfa, cambia, speriamo, vedremo…. Amo tutto questo perché ne faccio parte da una vita e nonostante tutto non smette di affascinarmi questo mondo fatto di illusione, apparenza, voglia di essere ciò che non si è, voglia di trasmettere messaggi che a volte non sono i nostri ma che il pubblico vuole; amo la creatività che esplode all’improvviso quando si aprono le porte del Pitti e tutti cercano l’idea nuova, il colore nuovo, la nuova moda. Mi fa sorridere tutto questo, perché allo stesso tempo è la vita e la morte di questo settore che va all’impazzata dietro chimere irraggiungibili. Lo amo ancora di più questo mondo, ora che lo vivo con i miei tempi e ritmi e posso sorridere di tutte le sue pazzie. Poi ci sono i  punti fermi dell’ 84esima edizione: il pantalone alla caviglia, e se non lo è lo arrotoliamo, il mocassino senza calze…..,la scarpa Nike in colore fluo, i colori sgargianti nei toni sorbetto anche per lui ( corallo, verde menta, lime,…). Ora, voi sapete come la penso su certe cosette, vederli vestiti così negli stand, in passerella o sulle riviste è anche piacevole, ma vederli in giro per strada fa venire molti dubbi sulle loro preferenze sessuali e, se siete etero, forse non vorrete far venire certi dubbi alle donzelle…quindi vedete voi se arrotolarvi o no il pantalone alla caviglia, ma, se non siete su uno yacht e Saint Tropez, dove il mocassino è lecito e la braga arrotolata pure, allora io non lo farei! Dulcis in fundo ho passato tre ore favolose, rapita da una fiorentina DOC che mi ha fatto assaporare le sue idee, le sue creazioni e poi mi ha portato oltr’Arno nella tana dei fiorentini veraci, dove ad ogni angolo c’è un locale che apre alle sei di sera e chiude alle sei di mattina e ti rapisce in un mondo parallelo per poi spostarsi nelle feste esclusive, ed è parso anche a me di essere ad una di quelle feste, anche se per poco, invitata alla cena organizzata sul lung’Arno dalla famiglia Cavalli, e poi al giardino di Boboli apparecchiato intorno alla fontana al party con dress code di Luisa….non sembra anche a voi di esser lì? Non sentite la magica aria della città del Brunelleschi e le sue note di festa? Se non le sentite, andate a Pitti, la prossima stagione, ed entrate negli stand, girate nella città ed entrate nei negozi….la sentirete….e so che ne sarete rapiti!


Fashion Camp 2013….com’è andato??

Ecco il reportage del Fashion Camp che si è tenuto lo scorso week end a Milano. E’ stato molto carino, ve lo devo dire, ma vi devo dire anche che mi aspettavo molto di più da questa iniziativa che vedeva protagonisti due nomi di rilevo come Grazia.it e Yves Saint Laurent. Artisti emergenti, nuovi designer, piattaforme per restare in contatto, workshop,…. certo, detta così sembra entusiasmante, ma qualcosa mi ha un po’ lasciata delusa, come se mancasse qualcosa; lo spazio  era immenso, e senza dubbio potevano trovare spazio molte iniziative in più che non una semplice esposizione dei marchi presenti. I convegni erano per lo più descrizione dei progetti presenti  nello spazio espositivo, quindi una semplice opportunità per pubblicizzarli e renderli noti….ma il valore aggiunto dov’era? Non c’erano reali nuove informazioni o opportunità per chi veniva a visitare, solo una, certo piacevole, vetrina di nuovi artisti e progetti. Ecco, peccato non aver potuto partecipare al workshop con Yves Saint Laurent sul trucco, quello mi sarebbe certamente piaciuto! Che ci volete fare ragazze? Io non riesco a non dire ciò che penso e credo che, dato le importanti partership dell’evento, si potesse fare moooolto di più, e lo dico non da novellina, ma da ex organizzatrice di eventi, quindi a ragion veduta. Ma in fondo questo non è un blog di moda trallallà, dove ci sono tre descrizioni in croce degli abiti e un miliardo di foto in posa, qui si parla di moda in modo professionale, preciso e schietto, niente giri di parole, so che mi seguite per questo. Detto ciò, non sono mancati look alternativi, modelle, trucchi, tacchi e zeppe vertiginosi ( spesso di dubbio gusto) ma che in un contest di moda ci stavano a pennello, quindi lo so che volete vedere le foto….ed eccole qui! Siete state anche voi  al Fashion camp? Sì? No?  Dite  comunque la vostra!


Perché le aziende di moda hanno un problema di marketing e non di stile.

Faccio la stilista da una vita, ho lavorato per case di moda grandi e piccole, famose e non, ma  uno dei principali problemi che ho sempre riscontrato ovunque lavorassi è quell’indecisione costante e continua di prendere decisioni su cosa inserire in collezione. Chi lavora nella moda sa di cosa parlo, è quella folle frenesia che fa sì che si continui a fare e disfare fino all’attimo prima di lanciare il campionario, è quella ricerca compulsiva del “pezzo giusto” da inserire in collezione per quella stagione, quel pezzo che sicuramente i concorrenti hanno individuato e voi ancora no, per questo bisogna fare e disfare fino all’ultimo. E’ qualcosa che suona più o meno così: "Inseriamo le righe, le ha fatte tizio e anche caio le ha presentate in collezione. Ok inseriamo le righe. Un momento, è passato il rappresentante Y e mi ha detto che l’azienda pippo le righe non le ha messe in collezione…..vuol dire che non le comprerà nessuno se pippo non le ha fatte, dobbiamo toglierle anche noi. Ok le togliamo. Mettiamo il corallo in collezione. Sì, il corallo è la scelta giusta. Ok, mettiamo il corallo. Un momento, la mia amica XZ, che è introdotta nell’ambiente e che è appena tornata da un viaggio a Londra, ha detto che nelle vetrine c’è solo il verde. Togliamo il corallo e mettiamo il verde….. …il verde però…alle ragazze dell’amministrazione non piace molto. Dovremmo scoprire se l’azienda pippo ha messo il verde in collezione, allora saremmo tranquilli " ……….questa non è fantasia, è la realtà quotidiana di ogni studio stile che io abbia mai visto in vita mia! E’ la follia del “cava e metti” fino all’ultimo attimo. Chiunque lavori in un’azienda di moda conosce questo meccanismo, se lavorate in un’azienda dove questo non accade alzate la mano e fatevi conoscere, devo studiarvi come caso unico ed eccezionale! Il problema è che questo modo di lavorare, oltre ad essere folle perché fa sprecare tempo, energia e denaro, è anche incredibilmente sbagliato a livello di marketing e, sebbene gli imprenditori lo applichino nella speranza di “non perdere il treno” della tendenza di stagione, non si rendono conto che stanno invece perdendo il treno della loro identità, se mai ne avessero avuta una. State ben attenti, perché ciò di cui parlo in questo articolo è qualcosa che nessuno ha mai affrontato, forse pensando che fosse normalità lavorare in quel modo, ma io sono qui a dirvi che non solo non lo è, ma non è nemmeno un problema di stile ( molte aziende cercano di risolvere il problema cambiando stilista, alle volte anche parecchie volte l’anno, senza accorgersi che questo peggiora solo la situazione), è un problema di marketing! In realtà non è solo un problema di marketing, ma anche di branding e soprattutto di mentalità aziendale. In molti, quando dico che faccio la stilista, sgranano gli occhi stupefatti dicendo: wow! Ma chissà che bel lavoro e come sarà creativo! Creativo un corno! In realtà, i non addetti ai lavori non sanno che spesso purtroppo, anche se non per scelta dello stilista, il lavoro si riduce nel guardare cosa fanno gli altri e ad adattarlo per l’azienda per cui si lavora in quel momento. Ora, questo nel marketing significa essere un follower, cioè qualcuno che segue gli altri anziché creare una propria identità e, molto semplicemente, è la ragione per cui la maggior parte delle aziende di moda non riescono ad avere i risultati sperati. Siete solo dei cloni di pippo e caio, mentre pippo e caio ringraziano perché date ai loro marchi ancora più lustro e forza! Devo dire che la maggior parte degli stilisti, non solo non è in grado di illustrare all’imprenditore che questo è il problema, ma spesso e volentieri non è nemmeno cosciente del problema, seppur lamentandosene continuamente.  Del canto suo l’imprenditore, seppur lamentandosi per la perdita di tempo, denaro ed energia che il suo metodo di lavoro provoca, non valuta lontanamente che possa esserci alternativa e spesso non mette in discussione nulla di ciò che fa. Detto questo, il mio metodo di lavoro è tutta un’altra storia! In primo luogo non  mi piace perdere tempo, soldi ed energia per un risultato che so già dal principio che non sarà soddisfacente perché generato dal “copiare ed adattare gli altri”, quindi parto da un presupposto completamente diverso. In secondo luogo, se l’imprenditore è di quelli “so tutto io” e cambia stilista ogni tre mesi, allora non prendo nemmeno in considerazione l’azienda. Non fate per me. In terzo luogo, il mio metodo di lavoro come stilista, associato ad una metodologia di marketing che, all’interno delle aziende di moda è pressochè fantascienza, crea una sinergia tale per cui, non si perde tempo, si hanno le idee chiare, si risparmia denaro e si rafforza enormemente l’immagine dell’azienda. Ora: conoscete qualcun altro che sa far questo? Neanch’io. E mi ci è voluto un bel po’ per mettere a punto un metodo che  mette assieme tutte queste cosette, ma devo dire che funziona! Ora la scelta sta a te, vuoi restare come sei, perdendo tempo, energia, denaro e credibilità con il tuo attuale metodo di lavoro, o vuoi passare a far parte delle aziende che si rendono conto che i tempi sono cambiati e che è ora di evolversi? ........continua a seguirmi!


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