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Moda, stile e fashion marketing

Marketing

Ecco le 7 regole per scegliere lo stilista.

Le 7 regole per non sbagliare stilista L’argomento è ostico e delicato, ma non ci spaventa vero? ;-)   Ecco allora tutto quello che devi sapere prima di scegliere lo stilista che disegnerà la tua collezione. Fai tesoro di questi consigli da “dietro le quinte” perché con ogni probabilità ti faranno risparmiare moltissime perdite di tempo e di denaro nelle quali invece incapperesti se scegliessi lo stilista sbagliato.   Ma per cominciare, come si fa a capire se lo stilista è sbagliato? Magari lo stilista che hai ti piace, nel senso che disegna ciò che ti piace, è esperto di tessuti e sta al passo con gli ultimi trend, magari ti è simpatico e andate d’amore e d’accordo.   Tutto bellissimo ed importante, ovvio, ma ti è mai capitato di non vendere a sufficienza capi che magari per te e il tuo stilista erano all’ultima moda ed azzeccatissimi? Ti è mai successo di inserire un colore in collezione in fretta e furia all’ultimo momento solo perché avevi scoperto che lo aveva messo anche un tuo concorrente? Ti è mai successo di bloccare l’avanzamento del campionario perché si continuava a fare e disfare senza riuscire a decidersi su un tessuto o un colore? Ti è mai successo di rimanere giorni interi fermo sull’indecisione tra una stampa o un’altra??   E cosa succede in quei momenti? La testa va in palla, si pensa di inserire una stampa o un colore in collezione, e poi l’attimo dopo si è già cambiato idea, perché “ voci di corridoio” dicono che quest’anno andrà la stampa Y e non la stampa Z….ma tu avevi già fatto l’ordine per la stampa Z! E adesso? Telefoni al fornitore e fermi tutto: devi prima verificare se le voci di corridoio sono fondate o no! Magari chiami anche il tuo collega che lavora in un’azienda in concorrenza….magari si lascerà sfuggire qualche indiscrezione e scoprirai se loro hanno messo in collezione la stampa Y o Z e forse finalmente potrai sbloccare il tuo ordine e procedere con il lavoro.   Naturalmente “pagherai” questa informazione profumatamente con un bel ritardo sull’uscita del campionario o con una corsa folle fino alle ore piccole della notte per arrivare in tempo.   Mai successo qualcosa del genere? Bene, ciò che sto per svelarti diminuirà di molto tutti questi inconvenienti e ritardi sulla tabella di marcia. Abbi fede.  Per fare in modo che le scelte di campionario siano più fluide ecco cosa devi fare:   Scegli uno stilista che sia anche esperto di marketing Scegli uno stilista che sia esperto di Branding e Brand Positioning Scegli uno stilista che sia esperto di marketing a risposta diretta Scegli uno stilista che crei la collezione attorno al marketing e non il marketing attorno alla collezione. Non scegliere uno stilista che punti tutto sulla qualità del prodotto ( la qualità è importante, ma vedrai perché è necessario mettere in primo piano altri aspetti) Non scegliere uno stilista che metta nero su bianco le tue idee, per quello non ti serve uno stilista, ma un disegnatore. Non fare tu lo stilista, fai l’imprenditore e fidati delle proposte dello stilista ( se ha le caratteristiche sopra elencate)   Ecco qui, applicando questi 7 punti, potrai testare subito se hai a che fare con uno stilista che può far decollare la tua collezione oppure no.   Certo, mi rendo conto che siano notizie un po’ contro intuitive, il trend è le tendenze sono sempre state la legge nel mondo della moda, ma parliamoci chiaro, oggi come oggi non si può più basarsi solo sul trend, tutta “la battaglia viene combattuta” sul web a colpi di marketing e, che tu ne sia consapevole o no, sono tutti lì per farti le scarpe, quindi è meglio avere uno stilista preparato a combattere per te questa battaglia, non trovi?   Uno stilista, chiamiamolo tradizionale, cosa fa? Compra riviste, va alle fiere, gira le città per vedere le ultime novità in fatto di trend, ma chi si occupa del tuo brand? Chi si occupa dell’identità del tuo marchio? Chi si occupa di creare un rapporto con la tua clientela? Queste ultime cose, sono estremamente più importanti rispetto al volume delle maglie o alla lunghezza delle gonne!   So che magari non sarai subito d’accordo con me, ma dammi tempo qualche altro post e ti spiegherò perché la penso così e perché, per il bene della tua azienda, dovresti pensarla così anche tu.   Ok, ma da cosa si riconosce quindi uno stilista orientato al marketing?? Ecco i sette indizi che ti faranno capire con che tipo di stilista hai a che fare:   Uno stilista esperto di marketing, al contrario di uno stilista tradizionale, ti chiederà com’è impostato il tuo sito, il tuo e-commerce, cosa scrivi nel tuo blog…Non penserà solo ai colori e ai tessuti, ma penserà soprattutto al tuo sito e al tuo blog. Uno stilista esperto di marketing ti chiederà qual è la tua differenziazione sul mercato, qual è nello specifico il tuo target ( donna giovane non è un target!) Ti consiglierà di impostare delle campagne di marketing a risposta diretta, nulla di spaventoso, nel settore moda pochissimi lo fanno e proprio per questo applicare questa strategia di darà veramente un “vantaggio sleale” rispetto ai tuoi concorrenti e potrai entrare molto più facilmente “ nel cuore” dei tuoi clienti. Per uno stilista orientato al marketing, il cuore della collezione non sono i trend, ma il marketing e il tuo brand. La percezione che i clienti hanno di te è tutto, uno stilista orientato al marketing farà decollare la tua collezione in modo inimmaginabile. Sceglierà i trend adatti, i modelli e i tessuti solo dopo aver lavorato sul Brand e sul brand positioning. Nell’era digitale, ahimè facciamocene una ragione, non è più la qualità che fa vendere i prodotti. E’ solo ed unicamente il marketing! Capisco che questo sia un concetto nuovo, sento già le tue lamentele “Ma come! Noi abbiamo sempre fatto così! La qualità prima di tutto!...” So che è una pillola amara da mandar giù, ma ci saranno molti altri post dove ti spiegherò per filo e per segno il perché di questa affermazione, per ora credimi sulla parola ;-) Uno stilista esecutore non ti servirà a nulla. Non solo lo stilista non dovrebbe accettare questo ruolo ( e se lo fa, saprai già che non è uno stilista orientato al marketing), ma tu non dovresti mai pretendere una cosa del genere da un qualsivoglia stilista. Mai e poi mai, entiendes? Capisco che da un certo punto di vista ti possa far piacere dare sfogo alla tua vena creativa e far realizzare allo stilista i modellini che ti vengono in mente o che qualcuno di fidatissimo ti consiglia, ma sul campo di battaglia il gusto personale non conta niente capito? Niente! La collezione va creata in base al branding, al target e al marketing, lo stilista le definirà assieme a te e poi…lascialo lavorare! Il tuo gusto non conta, mi spiace lo so lo so, son crudele J ma questa è la vera verità se vuoi vendere i tuoi capi.   Bene, ora che sai quali sono le 7 caratteristiche che servono ad uno stilista, vai e testa i tuoi stilisti. Sanno cos’è il brand positioning o come crearne uno? Sanno profilare attentamente il tuo target ( moda donna giovane non vale eh?, lo abbiamo già detto), sanno fare marketing a risposta diretta? Forse ti diranno di sì, ma dopo che avrai letto i miei prossimi articoli sull’argomento, dove ti svelerò tutti i misteri di queste “strane e nuove discipline”, nessuno ti potrà più “ingannare”! Quindi......stay tuned!   Jessica


La vera storia sull’inutilità del trend

La verità sull'inutilità del trend E’ appena calato il sipario sul Pitti Uomo 85  (edizione a cui quest’anno non ho presenziato) e impazza la settimana della moda uomo e,dopo aver letto alcune recensioni sul tema, mi sorgono spontanee le riflessioni che qui seguono. Partiamo dal principio. Nella fase di ideazione di una collezione è buon uso e costume, prima di accingersi ai disegni, realizzare i tableau di tendenza, in modo da non brancolare nel buio ed avere una linea guida su ciò che ci si accinge a fare. La cosa, detta così, pare anche avere un senso, ma in realtà non ne ha, ed ecco perché. Il tableau di tendenza non dovrebbe essere fatto di stagione in stagione sull’onda dell’entusiasmo della moda del momento, il tableau di tendenza dovrebbe essere fatto nel momento in cui si fonda l’azienda (o si crea il marchio) sulla base di un buon, se non ottimo, marketing condito di un favoloso branding, scelta del target di riferimento e un bel posizionamento. Lo so che sto parlando arabo, ma abbi fede e pian piano capirai di cosa parlo. Il tableau di tendenza non serve ad una cippa se parla di sport chic, di classico moderno, di tendenza rivisitata o qualunque altro accoppiamento di parole fantasioso chic possa venirvi in mente per definire un trend! E pensare che per trovare questo potpourri di paroline accoppiate assieme, in fase di studio di una collezione, ci si sta giorni interi! Ve lo giuro! Ora, cari i miei stilistoni, rilassatevi perché vi svelo un segretone: Il tableau, e soprattutto l’accoppiata vincente degli aggettivi da gay per definirlo, non servono a niente! Niente di niente! Confermo e sottoscrivo! Un po’ mi dispiace anche, perché è la fase più divertente di tutte, la fase trallallà dove cerchi le foto fighe, i pezzettini da appiccicarci sopra, i ricamini, insomma, se sei uno stilista sai di che parlo, è il top della fase creativa. Ecco appunto perché è inutile: perché è creativo, ma soprattutto è creativo senza avere un senso, senza avere la linea guida del branding! Molto divertente quindi, ma inutile. So che quando vai in azienda e presenti il tuo collage delle meraviglie, il titolare impazzisce, ma poverello, nemmeno lui sa che è inutile e sarebbe buona cosa che tu lo mettessi al corrente dei fatti. Ora, cosa c’entrano i tableu di tendenza col Pitti Uomo e le sfilate? Beh, se ti fai un giro su un po’ di siti fashion o se anche solo ti sei visto un servizio flash al Tg5, ciò che emerge sono sempre questi aggettivi accozzati assieme che semplicemente non voglion dir nulla.  I giornalisti descrivono le collezioni, sotto spunto dato dagli stilisti, of course, usando parole tutte in netta contrapposizione l’una con l’altra al solo scopo di non affermare niente e di accontentare tutti. Gli stilisti riferiscono ai giornalisti e i giornalisti a voi, quali sono stati i trip mentali che si sono fatti quest’anno sui trend! Qualche esempio? Eccoli: Il classico che guarda al futuro. Loro credono che:  Abbiamo fatto una bellissima collezione classica, per tutti, per giovani e non, ma moderna, affascinante, se compri qualcosa da noi andrà di moda sempre e sarà un pezzo classico ed intramontabile. Ciò che in realtà è:  Abbiamo fatto una collezione classica, che vuol dire lessa, perché non avevamo idee, anzi le avevamo, ma avevamo anche paura che non ti piacessero e di non venderle, così siamo andati sul sicuro. Collezione lessa, un po’ da zio, ma abbiamo arrotolato i pantaloni alla caviglia e abbiamo messo il mocassino senza calze così forse crederai che siamo moderni ma in verità vogliamo solo fare roba per tutti.   Tradizione rivisitata moderna: Davvero notate differenza rispetto alla descrizione precedente? Beati voi che avete fantasia, in realtà non c’è differenza; parole diverse per descrivere un brand lesso come quello di prima, in genere accompagnato da un sacco di spolverini e di trench lasciati aperti e svolazzanti invece che arrotolare il pantalone e mettere il mocassino. Non cambia nulla. Ah si! Quest’anno i modelli hanno il barbone lungo e incolto. Anatomia di un eclettico globetrotter Loro credono che: Un uomo che ama sentirsi a casa in qualsiasi parte del mondo, ma si muove perfettamente in sincrono con i ritmi della City. Il suo è un guardaroba che mixa capi d’ispirazione motorcycle, workwear o l'abbigliamento tecnico da montagna ai classici del menswear, il tutto declinato all’insegna del multitasking. ( -cit-copiato e incollato da un altro sito, vi avverto) Ciò che in realtà è:  Abbigliamento da vacanza ma anche da città, da montagna, da moto, da lavoro, classico ma moderno, per belli e per brutti, alti e bassi, vecchi e giovani, contadini e banchieri, tutto e niente. Così facendo speriamo di soddisfare tutti e in dò cojo cojo, Qualcuno, in mezzo al minestrone, apprezzerà!   50 sfumature di tailoring  Loro credono che:   Recupero di una sartorialità più strutturata, unito ad una consapevolezza estrema nel combinare gusto classico e cenni di anticonformismo ben dosati (-cit- incollo sempre dallo stesso sito) Ciò che in realtà è: Sto libro ha venduto miliardi, chiamiamola così sta collezione che magari ci va bene! Così gli uomini che si mettono i nostri completi penseranno di essere un po’ depravati come quello del libro e le donne apprezzano! Quindi facciamo la solita collezione chiamandola così e vedrai che figata! Crederanno tutti che siamo avanti!   abbiamo arrotolato i pantaloni alla caviglia e sfoggiato la barba lunga Credo che basti. A parte la forte dose di fantasia (inutile per altro) mi vien solo da dire: ma state bene??? Ma con chi state parlando? Chi è che metterà quei vestiti e perché? Che anima e spirito ha il vostro brand? E non solo per una stagione e poi la prossima cambia tutto, io voglio sapere chi siete e perché mi devo vestire da voi in ogni momento, voglio sapere come mi sentirò quando sarò vestita da capo a piedi dal vostro brand, dai non potete prendermi in giro così, non potete lavorare davvero così! Non siete stufi di rifare tutto da zero ogni santa stagione? Non siete stufi di trovare idee creative come se piovesse ogni santo momento per poi rifare tutto da capo l’attimo dopo? Non siete stufi di lavorare così? Io ero stufa e per questo ho creato un nuovo modo di lavorare, di creare e pensare le collezioni, ho creato un nuovo modo per fare stile e non per inventarsi nomi buffi per i trend o ricerche affannate dell’ultimo colore di tendenza. Io non voglio accontentare tutti, io creo per accontentare una fascia di clienti ben specifica, voglio che il trend sia inequivocabile e perpetuo, questo è il vero segreto della moda del futuro e se tu, come designer o come imprenditore, carpirai questo segreto, potrai prosperare serenamente, accontentando i tuoi clienti e senza sbatterti come un pazzo per creare le collezioni. Non è utopia! E’ realtà. E io la metto in atto. Presto vi svelerò come si riconosce un brand ben strutturato….magari vi tornerà utile in fase di elaborazione della prossima collezione. Stay tuned!


La moda è morta: ecco perchè non è più possibile lavorare nel fashion come si faceva 10 anni fa.

Dieci anni fa era tutta un'altra storia. Dieci anni fa non c'era la crisi, non c'era Zalando e Saldiprivati, non c'era Abercrombie, non c’erano Facebook  e Pinterest, dieci anni fa si lavorava alla “vecchia maniera”, dieci anni fa si lavorava tanto e si lavorava tutti. Oggi no. Punto. Oggi avere un prodotto di qualità non solo non è rilevante, ma è inutile. Oggi conoscere le lavorazioni, i tessuti, i filati, stare nei prezzi, avere un buon stilista e chi ne ha ne metta, non conta niente! Nessuna di queste cose ti farà vendere di più. Nada de nada. Oggi le regole sono cambiate. Ma non cambiate un po', cambiate del tutto, dalla A alla Z e se come azienda o come consulente stilistico non ti sei adattato, sei fuori dai giochi. Adios. Ora, il problema numero uno è che servono certe caratteristiche per stare nei giochi. Caratteristica numero uno è ammettere: Ammettere e rendersi conto che le regole sono cambiate, e non è cosa che tutti vogliono fare perchè tanto prima o poi questa crisi passerà, dicono.... Caratteristica numero due è aver voglia e umiltà: Voglia e umiltà per riorganizzare completamente il tuo modo di gestire e di intendere il lavoro e farlo dopo che magari hai alle spalle millenni di onorata carriera, non è cosa che fa per tutti. Caratteristica numero tre sapere: Sapere quali sono le nuove regole del mercato e come fare per padroneggiarlo. Caratteristica numero quattro accettare: Una volta sapute quali sono le nuove regole, sei in grado di accettarle e di tirarti su le maniche per ricominciare, anziché perderti nel loop del “ma noi abbiamo sempre fatto così”? Tu hai queste caratteristiche? Se non le hai sei fuori dai giochi, sia come azienda che come professionista, e non perchè lo dico io, ma perchè lo dice il mondo, lo dice il mercato. Lavorare alla vecchia maniera non esiste più, certo c'è ancora qualcuno che lo fa, ma non potrà farlo ancora per molto, oppure, nel caso specifico, può permettersi di farlo perchè ha altri strumenti dalla sua parte (strumenti che non andrò a specificare ora, magari in un prossimo post)   Dieci anni fa erano moltissimi i professionisti che conoscevo e che lavoravano a pieno ritmo come consulenti stile e gestivano gli incarichi di diverse aziende nel campo moda. Piccole aziende, piccoli marchi, non sto parlando di griffe affermate, ma di tutti quei maglifici e PMI che spopolano, ad esempio, nella zona di Carpi, frenetico polo della moda italiana. Oggi nessuno di loro lavora più. Il motivo è molto semplice, le aziende di moda hanno sempre pensato che fosse lo stilista a fare la differenza, pensavano che se il prodotto fosse stato buono, se avesse incontrato il gusto di tantissima gente, allora lo avrebbero venduto senza problemi. In realtà si vendeva perchè il mercato era ancora in crescita e, con pochi accorgimenti, si poteva vendere di tutto, non perchè il prodotto era figo e lo stilista azzeccato, ma perché a quei tempi c’era ancora posto per (quasi) tutti. Nel momento in cui il mercato è cambiato, il mondo è cambiato, la tecnologia è cambiata, l'unico appiglio di queste aziende era cambiare stilista alla velocità con cui si cambia il colore dello smalto alle unghie quando non si sa cosa fare. Peccato che nel 90% dei casi il problema non fosse lo stilista! Lo stilista, poverello, magari è anche bravino, magari ha frequentato una fighissima scuola di design, conosce i tessuti e i materiali e disegna modelli all’ultimo grido, magari fa lo stilista da 100 anni e sa tutto di tutto, ma quello che non sa, e che non sa nemmeno l’imprenditore, è che tutto questo senza una solida, solidissima, azzeccata base di marketing che tenga in piedi l’azienda, non c’è nulla da fare. Ora, lo so che non mi credi, ma ho le prove. Ti faccio un esempio noto, mai sentito parlare di Desigual? Marchio spagnolo che negli ultimi anni ha avuto un exploit incredibile.  E non è per parlar male, ma siete mai entrati in un negozio Desigual? Dio ci salvi! Lo stile che hanno a parer mio è terrificante! Un’accozzaglia di scampoli fantasia cuciti assieme! Ma non è questo il punto, il punto è che, con uno stile orrendo ma pazzescamente definito e diverso da tutti gli altri, vendono tantissimo e sono percepiti come un grandissimo marchio (che non è!) So che probabilmente come imprenditore, ma anche come stilista, le tue preoccupazioni maggiori sono sempre state: Che tessuto metto questa stagione in collezione? E se sbaglio il giusto tessuto? E che colori faccio? E se non centro il colore di tendenza?? Mi dispiace dirtelo ma Desigual, e non è il solo brand, fa quella cippa che gli pare, fa un mix di colori, tessuti e chi ne ha più ne metta che nemmeno Sbirulino andava in giro conciato così, non segue tendenze colore e nemmeno tessuti, eppure vende abiti a pacchi! Come la mettiamo? Io direi che forse il bandolo della matassa è un altro e cioè che il tessuto che scegli e il colore che fai non contano un bel cappero di niente, e lo so che magari hai speso una fortuna in quaderni di tendenza che ti dicessero qual era il colore top della stagione, ma la verità è che avresti dovuto investire quei soldi in marketing o in uno stilista che sapesse fare entrambe le cose = stile+ marketing, come faccio io, piuttosto che in un bel quadernetto di tendenza creativo. “Eh ma loro hanno i soldi per investire in marketing, noi no!” e invece qui ti sbagli, perché è proprio perché la tua azienda è piccola che devi focalizzarti ancor meglio sul marketing ed affilarlo come il miglior raggio laser! (Ne parlerò ancora in seguito…continua a seguirmi!)  Quindi, che tu sia un imprenditore o che tu sia uno stilista o un creativo, la brutta notizia è che la creatività non vende, ciò che vende si chiama piano marketing! Se sei un imprenditore o uno stilista e vuoi saperne di più clicca qui!


Perché le aziende di moda hanno un problema di marketing e non di stile.

Faccio la stilista da una vita, ho lavorato per case di moda grandi e piccole, famose e non, ma  uno dei principali problemi che ho sempre riscontrato ovunque lavorassi è quell’indecisione costante e continua di prendere decisioni su cosa inserire in collezione. Chi lavora nella moda sa di cosa parlo, è quella folle frenesia che fa sì che si continui a fare e disfare fino all’attimo prima di lanciare il campionario, è quella ricerca compulsiva del “pezzo giusto” da inserire in collezione per quella stagione, quel pezzo che sicuramente i concorrenti hanno individuato e voi ancora no, per questo bisogna fare e disfare fino all’ultimo. E’ qualcosa che suona più o meno così: "Inseriamo le righe, le ha fatte tizio e anche caio le ha presentate in collezione. Ok inseriamo le righe. Un momento, è passato il rappresentante Y e mi ha detto che l’azienda pippo le righe non le ha messe in collezione…..vuol dire che non le comprerà nessuno se pippo non le ha fatte, dobbiamo toglierle anche noi. Ok le togliamo. Mettiamo il corallo in collezione. Sì, il corallo è la scelta giusta. Ok, mettiamo il corallo. Un momento, la mia amica XZ, che è introdotta nell’ambiente e che è appena tornata da un viaggio a Londra, ha detto che nelle vetrine c’è solo il verde. Togliamo il corallo e mettiamo il verde….. …il verde però…alle ragazze dell’amministrazione non piace molto. Dovremmo scoprire se l’azienda pippo ha messo il verde in collezione, allora saremmo tranquilli " ……….questa non è fantasia, è la realtà quotidiana di ogni studio stile che io abbia mai visto in vita mia! E’ la follia del “cava e metti” fino all’ultimo attimo. Chiunque lavori in un’azienda di moda conosce questo meccanismo, se lavorate in un’azienda dove questo non accade alzate la mano e fatevi conoscere, devo studiarvi come caso unico ed eccezionale! Il problema è che questo modo di lavorare, oltre ad essere folle perché fa sprecare tempo, energia e denaro, è anche incredibilmente sbagliato a livello di marketing e, sebbene gli imprenditori lo applichino nella speranza di “non perdere il treno” della tendenza di stagione, non si rendono conto che stanno invece perdendo il treno della loro identità, se mai ne avessero avuta una. State ben attenti, perché ciò di cui parlo in questo articolo è qualcosa che nessuno ha mai affrontato, forse pensando che fosse normalità lavorare in quel modo, ma io sono qui a dirvi che non solo non lo è, ma non è nemmeno un problema di stile ( molte aziende cercano di risolvere il problema cambiando stilista, alle volte anche parecchie volte l’anno, senza accorgersi che questo peggiora solo la situazione), è un problema di marketing! In realtà non è solo un problema di marketing, ma anche di branding e soprattutto di mentalità aziendale. In molti, quando dico che faccio la stilista, sgranano gli occhi stupefatti dicendo: wow! Ma chissà che bel lavoro e come sarà creativo! Creativo un corno! In realtà, i non addetti ai lavori non sanno che spesso purtroppo, anche se non per scelta dello stilista, il lavoro si riduce nel guardare cosa fanno gli altri e ad adattarlo per l’azienda per cui si lavora in quel momento. Ora, questo nel marketing significa essere un follower, cioè qualcuno che segue gli altri anziché creare una propria identità e, molto semplicemente, è la ragione per cui la maggior parte delle aziende di moda non riescono ad avere i risultati sperati. Siete solo dei cloni di pippo e caio, mentre pippo e caio ringraziano perché date ai loro marchi ancora più lustro e forza! Devo dire che la maggior parte degli stilisti, non solo non è in grado di illustrare all’imprenditore che questo è il problema, ma spesso e volentieri non è nemmeno cosciente del problema, seppur lamentandosene continuamente.  Del canto suo l’imprenditore, seppur lamentandosi per la perdita di tempo, denaro ed energia che il suo metodo di lavoro provoca, non valuta lontanamente che possa esserci alternativa e spesso non mette in discussione nulla di ciò che fa. Detto questo, il mio metodo di lavoro è tutta un’altra storia! In primo luogo non  mi piace perdere tempo, soldi ed energia per un risultato che so già dal principio che non sarà soddisfacente perché generato dal “copiare ed adattare gli altri”, quindi parto da un presupposto completamente diverso. In secondo luogo, se l’imprenditore è di quelli “so tutto io” e cambia stilista ogni tre mesi, allora non prendo nemmeno in considerazione l’azienda. Non fate per me. In terzo luogo, il mio metodo di lavoro come stilista, associato ad una metodologia di marketing che, all’interno delle aziende di moda è pressochè fantascienza, crea una sinergia tale per cui, non si perde tempo, si hanno le idee chiare, si risparmia denaro e si rafforza enormemente l’immagine dell’azienda. Ora: conoscete qualcun altro che sa far questo? Neanch’io. E mi ci è voluto un bel po’ per mettere a punto un metodo che  mette assieme tutte queste cosette, ma devo dire che funziona! Ora la scelta sta a te, vuoi restare come sei, perdendo tempo, energia, denaro e credibilità con il tuo attuale metodo di lavoro, o vuoi passare a far parte delle aziende che si rendono conto che i tempi sono cambiati e che è ora di evolversi? ........continua a seguirmi!


Quant’è profonda la tana del bianconiglio.

Soddisfatti e vincenti, di ritorno dall’avventura di questo wknd passato al seminario Venditore Vincente, voglio condividere con te il vissuto di questi due giorni. Sempre premesso che questo è un blog che parla di moda ma anche di vivere con stile e buon senso, a questo seminario si è parlato anche di moda, negli stessi termini in cui la vedo io. Forse ti è capitato, nella vita, di avere problemi e di cercare ininterrottamente la soluzione. Io sono una di quelle che quando desidera qualcosa ci mette anima e corpo. Vado alla ricerca di tutte le soluzioni possibili, chiedo a chiunque, leggo qualsiasi cosa, faccio le capriole e i salti mortali. Devo arrivare a ciò che voglio! Ora, non sto parlando di frivolezze, sto parlando delle cose importanti, di ciò che desiderate fare da grandi, quei desideri che appagano la vostra anima, il vostro essere e, perché no, il vostro portafoglio. Io sono una che ricerca, si documenta, si forma, si evolve, si incuriosisce, che va in ogni dove pur di trovare uno spunto, una strada, un bagliore di speranza per avvicinarmi a quel che desidero. L’ho sempre fatto e continuerà ad essere così. Il punto è che molto mi ha aiutato ma nulla ha mai risolto. Fino a ieri. La sensazione che ho avuto uscendo da questo seminario era di serenità, non la potrei descrivere in altro modo. Serenità perché probabilmente abbiamo trovato la pillola giusta e ora siamo pronti per vedere quant’è profonda la tana del bianconiglio! Tutto quello che vedrai su questo blog sarà influenzato dal corso dello scorso weekend, ci puoi scommettere! Arrivare sempre più vicini alla meta ed in più, strada facendo, fare sempre meno fatica….sembra fantascienza ma diventerà realtà, questa volta non ci sono dubbi, la strada è chiara e limpida :-) Se non ti vesti nel modo giusto, ti giudicheranno nel modo sbagliato Questo è vero anche per i nostri vestiti mentali. Se non hai il vestito giusto in testa non arriverai dove vuoi, ammesso che tu lo sappia, quindi bando alle ciance, il blog parte alla grande, spinto da una brezza nuova. Se non ti piacciono i miei articoli filosofeggianti, beh, puoi non leggerli (sono solo in una sezione dedicata) o puoi cambiare blog, of course, ma credo che se stai leggendo è perché il cambiamento, la novità, l’eccellenza ti piacciono, sia nella moda che nella mente. Non posso dirti cosa ho imparato in questo weekend, ma lo vedrai spesso applicato sul blog, ne respirai l’aria, ne sentirai il profumo e ne vedrai i variopinti colori. Se continuerai a seguirmi non potrai non accorgertene, perché, assocerò la mia proverbiale, decennale e sconsiderata mania per le cose nuove alla moda e ne verrà fuori qualcosa di unico! Stay tuned & keep it country!


Chi non si forma si ferma

Comincio ora ma non smetterò mai di dirvelo: la formazione è tutto. Chi non si forma si ferma, non importa chi siete o che lavoro fate, aggiornarsi ed evolversi come persone è alla base della vita. Io mi occupo di moda, ma sono anche un’imprenditrice, e per esserlo le qualità e le caratteristiche da sviluppare sono molte. La vendita è una di queste. Certo questo è un blog di moda, ma non siate mai donnette interessate solo al colore del rossetto o ai cm del tacco. La moda non è questo. La cosa che più in assoluto vi farà emergere rispetto alle altre è la vostra personalità, non la lunghezza della vostra gonna, quindi coltivate la passione ed il gusto per le cose nuove, per conoscere voi stesse e come gira il mondo. Vendere è in assoluto una delle caratteristiche che chiunque deve possedere. Se volete raggiungere ciò che desiderate,(e so che lo volete, dai!) vendere non potrà essere una caratteristica mancante. Lo dico per esperienza, perché la vendita mi è sempre stata antipatica, ma prima o poi tutti i nodi vengono al pettine, se non sai vendere ti manca quel qualcosa che ti porterà dove vuoi andare. E così eccomi qui, ho scelto di frequentare uno dei più costosi corsi di vendita in circolazione ma, sono convinta, anche uno dei più validi. Il perché è molto semplice, anche lui è un blogger di tutto rispetto e la sua reputazione lo precede. Un po’ è anche colpa sua se state leggendo queste righe su questo blog, è lui che incita al posizionamento personale (posso chiamarlo così?) creandosi un blog ed un branding, e come potevo esimermi io che tratto di moda, il paradiso del branding? Ora, so che queste parole vi sembreranno strane e confuse, ma pian piano mi conoscerete e non vi sembrerà più così.  Questo è un blog per il buon gusto ed il buon senso, e certamente crescere e formarsi fa parte del buon senso in assoluto. Identificarsi tramite l’abbigliamento deve essere un modo per far emergere il vostro brand( si voi ne siete uno!) e io userò questi concetti per portarvi in un mondo dove la moda è vista da un nuovo punto di vista. Non vi giudicheranno per ciò che indossate, ma per quello che comunica di voi ciò che indossate. Vi piacerà, ne sono certa, perché vi permetterà di vedere meglio chi siete e cosa volete


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